Le Nouveau Parisienne

Diary of my days in Paris

Verità

Non esistono verità assolute. Solo verità relative. Verità alla quale vogliamo credere, e verità alla quali dobbiamo credere, a meno che non abbiamo deciso di impazzire o assumere investigatori privati. Poi ci sono verità alla quali non potremo mai accedere, che restano sulle bocche degli altri, o che verranno taciute per sempre.

Per quanto la verità spesso sia dolorosa è necessaria. La verità è un po’ come il funerale dei fatti. Una volta che sai la verità puoi accettare i fatti, e andare avanti: te ne fai una ragione. Se invece non sai la verità, o credi di non saperla, allora continui ad interrogarti all’infinito. Poi, ci sono le volte in cui hai anche sentito la verità, ma non la vuoi ascoltare. Queste sono forse le verità peggiori: quelle che non vogliamo sentire e che distruggono le certezze sulla quale eravamo appoggiati. Verità che distruggono le persone: quelle a cui crolla il mondo sopra, ma anche quelle che credevi di conoscere, che non conosci più, sconosciuti dell’ultimo minuto.

Verità relative. Perché non giungi a conoscere veramente nemmeno te stesso, quindi figurati se per gli altri ti bastano dei mesi o qualche anno. La sola cosa tremendamente vera e reale, lucidamente chiara ma contemporaneamente sfuggente è che la verità pura non esiste. Esistono solo punti di vista e cose alle quali siamo più o meno forzati a credere per non diventare folli. Punti di riferimento nella matassa in districabile delle realtà. 

Anniek Cojean dice che un preside di liceo americano aveva l’abitudine di scrivere, ad ogni inizio di anno scolastico, una lettera ai suoi insegnanti. La seguente:

«Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università. Diffido – quindi – dell’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani».

(Fonte: Anniek Cojean, Les mémoires de la Shoah, in Le Monde del 29 aprile 1995).

—Il web 

|Andate dove vi porta il cuore|

Abbi cura di te.Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante.Lottare per un’idea senza avere un’idea di sè è una delle cose più pericolose che si possano fare.Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere.Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento.Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.

Susanna Tamaro - Va’ dove ti porta il cuore 

|What to do|

Stavo buttando il mio sogno nel cestino della spazzatura? Il mondo lì fuori era davvero pieno di wanna be journalist e io non potevo competere? Era il sogno di tutti?  Il mondo si chiede se ne vale la pena di lottare. Io mi chiedo: ne vale la pena di non lottare? Per cosa viviamo allora? Vogliamo fare per tutta la vita lo stesso lavoro che non ci piace o vogliamo almeno provare a lottare per qualcosa che amiamo?

Se non lottiamo per i nostri sogni che cosa ci rimane?  Per non rischiare di fallire scegliamo la strada più facile. Non è un fallimento in partenza? E non ditemi che questo è un discorso da idealista, sognatrice.. perché è contro questo muro che sbatte la maggior parte della gente ad un certo punto della propria vita. Seguire i propri sogni sputando lacrime e sangue, andare contro tutto e tutti perché ogni singola persona ti dice che fallirai. Oppure fare la cosa che ti da maggior sicurezza. Non rischi e te ne stai nel tuo guscio.  Se sei fortunato probabilmente potrai finire per sopportare e farti piacere il lavoro che non ti sei scelto -  in quanto l’abitudine ci porta farci piacere le cose per quelle che sono e ci convince che non le possiamo cambiare. Se invece sei sfortunato probabilmente ti sentirai doppiamente fallito: hai fallito perché non hai avuto il coraggio di osare, e sei frustrato perché non puoi cambiare quello che fai. Sei intrappolato, in qualcosa che hai scelto per codardia e che non ti piace. Quella che doveva essere la tua salvezza è infine la tua condanna eterna. Non so che cosa possa succedere ad uno che rincorre il suo sogno senza mai realizzarlo o ad uno che fallisce. Arriva un giorno in cui per forza sarà costretto a cambiare strada. Probabilmente sarà frustrato. Ma qualcuno veramente testardo, veramente bravo, veramente convinto, può fallire? Io non me lo immagino uno con una passione ed un sogno ed una voglia talmente grande che fallisce. Io sono un adepta della setta “Volere è potere”. Per me o ci riesci oppure stai trovando delle scuse, oppure non ti impegni abbastanza, oppure non ci credi e non lo vuoi abbastanza.

La crisi sta influenzando molte persone e studenti nelle loro scelte lavorative e di studio. E come non potrebbe d’altronde? Ma in un momento come questo è veramente la scelta più saggia scegliere quello che “ci fa stare più tranquilli”. Non è più giusto osare? Osare e morire di fame, direte voi. E osare e riuscire? Davvero questa scelta non è più contemplata? Non è forse un po’ vero che a furia di sentirti dire: “Non ci riesci, non fa per te, non succederà..” finisci per lasciarti convincere che sarà così? 

|Dream|

Fate molta attenzione a quello che sognate, perchè potrebbe diventare vero. 

|Spiegazioni|

Quando arriva il momento di dire basta? Qual’è la linea che nelle relazioni non si può attraversare? Quali sono quei gesti che non possiamo accettare ci vengano fatti? 

Fino a quando è leggittimo passare sopra i torti che ci vengno fatti? Possiamo perdonare qualcuno all’infnito solo perchè gli siamo legati? Quand’è che realizziamo che è veramente troppo? 

Quando ci troviamo a sprecare il nostro tempo, probabilmente. Quando ci rendiamo conto di essere i soli protagonisti del monologo e quando inevitabilmente le nostre domande rimangono irrisolte. Quando insistentemente chiediamo per le delle spiegazioni che non ci vengono fornite, allora è il caso di andare. 

Non possiamo obbligare le persone a darci delle spiegazioni nemmeno quando pensiamo di avrene tutto il diritto. Nessuno ci deve nulla, alla fine. Spesso lasciare andare qualcuno sembra difficile, ma farlo da il sollievo di aver risolto qualcosa che da tempo rimaneva in sospeso. La sensazione di aver trovato finalmente il coraggio di fare qualcosa che rimandavi da tempo, troppo tempo. 

Lasciare andare senza spiegazioni spesso è più semplice. Chiudiamo la porta. Lasciamoci alle spalle le cose. Punto. 

Le spiegazioni non servono. 

|Quote of the day|

«Ce ne sono milioni meglio di lui!»
«Ce ne sono milioni anche meglio di me. Comunque io non conosco quelli meglio di lui e non posso consumar la mia vita ad aspettar di conoscerli. E poi se dovessimo cercare la perfezione in un uomo, si amerebbero i santi. I santi son morti e io non vado a letto col calendario!»
- O. Fallaci.